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Fondo di Garanzia PMI e Crowdfunding: cosa cambia con il Decreto MIMIT e perché può interessare la tua impresa

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Il crowdfunding non è più soltanto una raccolta “dal basso” tramite piattaforme online. Con il decreto interministeriale del MIMIT del 7 gennaio 2026, il Fondo di Garanzia per le PMI può intervenire anche nelle operazioni di social lending e crowdfunding. Entra quindi un elemento nuovo: una copertura pubblica che può aumentare la fiducia degli investitori e rendere questo canale più competitivo rispetto al finanziamento tradizionale.

In sostanza: la tua impresa può raccogliere capitali tramite crowdfunding e l’operazione può beneficiare della garanzia del Fondo, secondo regole e percentuali definite dal provvedimento.

Crowdfunding: una guida rapida per orientarsi

In termini pratici, ci sono tre modalità principali con cui una PMI può raccogliere risorse tramite piattaforme, coinvolgendo una pluralità di investitori/finanziatori:

  • lending crowdfunding: la PMI ottiene un prestito e lo rimborsa nel tempo, con interessi;
  • equity / strumenti finanziari: gli investitori sottoscrivono quote o strumenti collegati all’impresa;
  • in alcuni casi anche mini bond e titoli obbligazionari possono essere collocati tramite piattaforme.

Cosa prevede il Decreto MIMIT sul crowdfunding garantito

Per le imprese, la novità è concreta: poter presentare una raccolta affiancata da una tutela pubblica che può ridurre il rischio percepito dagli investitori e rendere più semplice attrarre capitali.

Il decreto mette ordine e definisce un perimetro operativo chiaro, indicando:

  • modalità di accesso alla garanzia del Fondo per operazioni realizzate tramite piattaforme;
  • misura massima della garanzia concedibile;
  • meccanismi di retrocessione agli investitori delle somme in caso di escussione della garanzia;
  • cornice procedurale complessiva per rendere applicabile lo strumento.

Il passaggio chiave è il seguente: la garanzia viene attivata tramite piattaforma e opera a favore degli investitori, mentre il beneficiario finale resta la PMI che raccoglie i fondi. Un meccanismo a tre soggetti che segna un cambio di schema rispetto alla dinamica classica banca–impresa.

Quanto copre la garanzia: percentuali e limiti

Le coperture variano in base allo strumento: in genere sono più alte sulle operazioni di prestito e sui titoli di debito, più contenute sugli strumenti finanziari “equity”.

Nel dettaglio, il decreto distingue le percentuali massime per tipologia di operazione:

  • fino all’80% per operazioni di prestito (lending) a favore della PMI;
  • fino all’80% per la sottoscrizione di mini bond e altri titoli obbligazionari;
  • fino al 50% per la sottoscrizione di strumenti finanziari (equity e simili) ammessi a fini di crowdfunding.

Resta inoltre invariato il tetto generale del Fondo: massimo garantibile per singola impresa pari a 5 milioni di euro.

Perché è una novità concreta (anche se non hai mai fatto crowdfunding)

Per una PMI, la differenza è soprattutto di mercato: la presenza della garanzia pubblica può rendere la raccolta più credibile e, di conseguenza, più efficace. In pratica può significare:

  • maggiore disponibilità degli investitori a partecipare;
  • più forza della campagna in termini di affidabilità e percezione del rischio;
  • un’opzione in più da affiancare a credito bancario, bandi e altri strumenti di finanza per l’impresa.

Il risultato è un crowdfunding potenzialmente più maturo: meno “esperimento”, più leva finanziaria strutturata.

Requisiti per le PMI: cosa serve in sintesi

Per accedere, restano centrali i requisiti ordinari del Fondo di Garanzia, tra cui:

  • rientrare nella definizione UE di PMI (dimensione e parametri economici);
  • essere regolari sul piano contributivo e fiscale;
  • non trovarsi in condizioni che impediscono l’accesso (procedure concorsuali incompatibili, ecc.).

Per startup innovative e PMI innovative, il quadro resta tendenzialmente più favorevole, in continuità con le regole già previste dal Fondo.

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Pubblicato il:
9/2/2026