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ESG: da tema “extra” a requisito strategico per le PMI
Negli ultimi anni i criteri ESG — Environmental, Social e Governance — sono passati da semplice indicatore di responsabilità aziendale a vero e proprio parametro di valutazione per banche, investitori e filiere industriali.
La logica è chiara: un’impresa che gestisce in modo sostenibile processi, persone e governance risulta più solida, meno rischiosa e più competitiva.
La spinta maggiore arriva dal contesto europeo: Green Deal, obiettivi climatici ONU, standard di rendicontazione e soprattutto le misure del PNRR, che orientano la finanza pubblica verso progetti con un impatto ambientale e sociale concreto.
Per le PMI italiane questo significa una cosa precisa: chi avvia oggi un percorso ESG avrà accesso a più fondi, più credito e più opportunità nei prossimi anni.
Che cosa coprono gli ESG: tre ambiti, un’unica strategia
Dietro l’acronimo ESG si nasconde un insieme di interventi molto concreti.
1. Ambiente (E)
Riguarda l’impronta ecologica dell’impresa:
- efficienza energetica,
- riduzione delle emissioni,
- uso di rinnovabili,
- gestione di rifiuti e acqua,
- processi produttivi meno impattanti.
2. Sociale (S)
Include tutto ciò che riguarda le persone e la comunità:
- sicurezza e salute sul lavoro,
- welfare, formazione,
- politiche per la diversità,
- diritti dei lavoratori e qualità delle condizioni di impiego.
3. Governance (G)
Concerne la struttura decisionale e i controlli aziendali:
- trasparenza,
- responsabilità nei ruoli,
- etica e anticorruzione,
- rendicontazione e organizzazione interna.
Questi elementi vengono oggi utilizzati anche nei rating ESG, che molte banche affiancano alla valutazione tradizionale del rischio d’impresa.
Perché gli ESG pesano nella finanza agevolata
Una quota crescente degli incentivi pubblici — nazionali, regionali e locali — richiede o premia interventi con impatti ESG.
I motivi sono due:
- Gli obiettivi europei obbligano gli Stati a indirizzare i fondi verso progetti sostenibili.
- Le imprese con iniziative ESG sono statisticamente più solide e affidabili.
Per questo, sempre più bandi finanziano:
- interventi di efficientamento energetico,
- riduzione dei consumi e delle emissioni,
- innovazione tecnologica e digitalizzazione,
- processi di economia circolare,
- progetti su welfare, formazione e sicurezza,
- certificazioni ambientali e sistemi di gestione.
Molti prevedono contributi a fondo perduto, oltre a premialità per imprese con percorsi ESG già attivati.
Come una PMI può avviare un percorso ESG
Integrare gli ESG non significa stravolgere l’azienda. Il punto di partenza è una semplice analisi delle aree più critiche, seguita da un piano realistico e sostenibile.
Il percorso tipico comprende:
1. Analisi iniziale
Valutazione di consumi, processi, gestione delle persone, rischi e governance.
2. Definizione degli obiettivi
Ridurre costi energetici, migliorare la sicurezza, aggiornare l’organizzazione interna, implementare procedure trasparenti.
3. Collegamento con i bandi
Individuare le misure che finanziano gli interventi previsti, così da ridurre l’investimento a carico dell’impresa.
Questo approccio consente alle PMI di trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo, anziché in un costo aggiuntivo.
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